LA DUNA

La duna è un deposito sabbioso di origine eolica, cioè generato dal vento. Esistono diversi tipi di dune: alcune sono legate agli ambienti costieri, altre agli ambienti desertici. Le dune costiere, nella grande maggioranza dei casi, sono orientate parallelamente alla costa. Esse sono separate dal mare da una zona detta di deflazione o di pre-duna. In questa zona non avviene alcun deposito, ma solo trasporto di materiale. Qui rimangono granuli troppo pesanti per essere trasportati dal vento oppure troppo fini, per cui rimangono come “incollati” al suolo. Il trasporto da parte del vento avviene per rotolamento, saltellamento e sospensione. Oltre alle sabbie le dune contengono calcari di origine biogena, prevalentemente frammenti di conchiglie. Nei climi umidi, come il nostro, le dune vengono fissate dalla vegetazione.
Prima dell’avvento del turismo, il litorale romagnolo era attraversato da un lungo cordone di dune, interrotto soltanto dalle foci dei fiumi. In seguito la quasi totalità delle dune è stata spianata per fare posto agli stabilimenti balneari. Negli ultimi anni però, le ultime dune rimaste vengono protette e conservate e al tempo stesso ne vengono costruite di nuove artificialmente. Le dune infatti hanno la funzione importantissima di proteggere l’entroterra dagli eventi di tempesta e quindi dalle più forti mareggiate. Il problema si è aggravato con l’abbassamento del suolo (dovuto in parte a cause naturali ed in parte per i prelievi di acqua e gas metano da parte dell’uomo) e con il contemporaneo innalzamento del livello del mare per l’aumento della temperatura a livello globale (mediamente nell’ultimo secolo il mare si è alzato di 15 centimetri). Di conseguenza l’erosione ha consumato una porzione sempre maggiore della nostra costa. Così, se per millenni il Po ed i fiumi ed i torrenti appenninici avevano generato le nostre spiagge, ora nel giro di pochi anni esse vengono di nuovo ricoperte dal mare.
Occorre molto tempo perché si formi una duna costiera. Essa è generata da una serie di depositi sabbiosi successivi da parte del vento. Per fissare e stabilizzare le dune è fondamentale la funzione svolta dalla vegetazione. Questa ha caratteristiche molto particolari, perché deve adattarsi a condizioni difficili, soprattutto per la carenza di acqua dolce. La vegetazione si dispone a fasce, non sempre continue, a seconda del grado di adattamento alle condizioni ambientali. La prima fascia, quella cioè più vicina al mare e quindi più difficile da colonizzare, è detta cachileto, ed è composta da poche piante annuali come il ravastrello marittimo (Cakile marittima) e la nappola italica (Xanthium italicum). La fascia successiva è detta agropireto ed è formata essenzialmente dalla gramigna delle spiagge (Agropyron junceum), dallo zigolo delle spiagge (Cyperus kalli) e dal vilucchio marittimo (Calystegia soldanella). Segue poi l’ammofileto, in cui lo sparto pungente (Ammophila littoralis) contribuisce notevolmente a fissare la duna grazie alle lunghe e ramificate radici. Superata la sommità della duna, la tortula (Tortula ruraliformis), unita a diverse altre specie di piante, dà vita all’ultima associazione, detta appunto tortuleto. Verso l’interno compaiono poi i primi arbusti, come l’olivello spinoso (Hippophae rhamnoides), il ginepro (Juniperus communis) e la fillirea (Phyllirea angustifolia).


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